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Creata come immagine per la devozione privata, o come pala d’altare a ornamento di una cappella gentilizia, il trittico si presenta privo della sua carpenteria lignea originale. Le tavole sono state ritagliate in epoca remota per uniformare le dimensioni dei tre pannelli, operazione che ha provocato la perdita della parte più alta del trono della Vergine e del fregio sottostante, con due stemmi gentilizi ormai perduti, recuperato grazie a un restauro non datato. Il trittico era parte della galleria d’arte sistemata al primo piano del palazzo Antonelli Dragonetti de Torres in Via Roio all’Aquila.
Il trittico è la più iconica e celebrata delle opere d’arte gotica in Abruzzo, sia per la complessa iconografia che la contraddistingue, sia per l’alta qualità della lavorazione. Lo storico Claudio Strinati l’ha descritta come «un’opera di grande raffinatezza, fascino ed eleganza».
La tavola centrale, cuspidata, reca la Madonna con Bambino in trono e angeli. In quella di sinistra è la Natività di Gesù, concepita con un percorso narrativo verticale dall’alto verso il basso, a partire dall’Annuncio ai pastori nella sezione superiore, l’Adorazione di Gesù nel mezzo e il Bagnetto di Gesù nella parte inferiore; in quest’ultima scena è inoltre presente un personaggio estraneo al presepe, posto in adorazione di Gesù e con le spalle rivolte, inspiegabilmente, alla tavola centrale. La tavola di destra — anch’essa con percorso narrativo verticale, ma inverso rispetto alla gemella, cioè dal basso verso l’alto — presenta i Funerali della Madonna, con raffigurato in primo piano l’ebreo Ruben, protagonista di un brano dei vangeli apocrifi; a conclusione dell’opera è il tondo nella parte superiore destra, che rappresenta l’Incoronazione di Maria Vergine.
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