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L’imperatore Traiano, per formare l’esercito che doveva scacciare i barbari dalle sue terre, obbliga i borghi e le città di Oriente a dare i soldati. Tra questi sono chiamati a combattere anche i due figli di Eustachio, sopravvissuti all’attacco delle fiere. Il generale ancora non sa che i figli che credeva morti fanno parte delle sue legioni.
L’episodio, rappresentato nella terza scena del terzo registro della Custodia, mostra il momento in cui Eustachio si avvia al campo di battaglia con il suo esercito. La scena si svolge da sinistra verso destra, con Eustachio a cavallo in primo piano che, attraversando una campagna brulla, conduce il suo esercito verso il nemico. Sulla sinistra, un cavaliere entra per metà nella scena, e al di là del capitano, un folto gruppo di soldati e di cavalieri in marcia ergono picche e uno stendardo, sul quale sono impresse le lettere S.P.Q.R. in oro. Le lettere si ripetono identiche sul petto della statua lignea di Eustachio. Lo strano cappuccio, oggi nero, che segue la bandiera, un tempo era di lucente argento. Probabilmente è un draco, uno stendardo metallico, a forma di testa di drago o di lupo, usato dall’esercito romano.
Come evidente nella documentazione fotografica del 1890, il paesaggio all’epoca doveva comparire più rigoglioso, connotato da alberi frondosi, poi parzialmente ricoperti dal verde della parete rocciosa.
Nel mese di luglio 2022 l’opera, insieme alle tre tavolette raffiguranti Eustachio diviso dalla moglie, Traiano nomina Eustachio comandante dell’esercito, Eustachio ritrova la moglie, sono riconosciute come autentiche dai funzionari del Ministero della cultura e sono acquistate dalla Direzione generale Musei. Dopo una sosta al Consolato italiano di Colonia, vengono trasportate a Roma dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale Nucleo di Roma, per poi essere consegnate al Museo Nazionale d’Abruzzo dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale Nucleo dell’Aquila. In origine le tavolette erano parte degli sportelli della custodia che ospitava la statua lignea di Eustachio, santo titolare della parrocchia di Campo di Giove (L’Aquila). Ogni sportello era composto da due tavole verticali munite di cerniere, nei cui lati interni erano dipinti a tempera, in sedici scene, gli episodi salienti della vita di sant’Eustachio, dalla conversione al martirio, così come narrati da Jacopo da Varagine nella Legenda Aurea. Nel 1902 gli sportelli furono rubati dalla chiesa. Successivamente le due ante vennero tagliate e le scene che le componevano immesse come “tavolette” sul mercato antiquariale. Di queste otto sono del MuNDA, cinque appartengono a una collezione privata e tre risultano ancora disperse. La scultura è conservata presso la Diocesi di Sulmona-Valva.
Documenti
Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di L’Aquila e Teramo, Archivio Storico, b. Campo di Giove, f. Chiesa di Sant’Eustachio.
Archivio Centrale dello Stato, Ministero della Pubblica Istruzione, Direzione Generale Archeologia e Belle Arti, v. III, s. II, b. 250, f. 12.
Fondazione Federico Zeri, Fondo Zeri, s. Pittura italiana, b. 123. Pittura italiana sec. XIV. Umbria, Abruzzi, f. 6. Anonimi abruzzesi sec. IVX (inv. foto inv. 31156, 31158; 31162; 31161; 31163; 31164; 31159, 31166, 31167, 31168, 31169, 31170, 31165).
Fondazione Federico Zeri, Fondo Fototeca Everett Fahy, s. Arte italiana, b. Abruzzi-Avignon, f. 4 – Master of Castelvecchio Subequo C.
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