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Il nome trae origine dall’iscrizione sul bordo inferiore della tavola. L’iconografia della Madonna regina e allattante enfatizza la doppia natura umana e divina di Maria. La ricercata preziosità materica che unisce oro, argento e lapislazzuli è messa in evidenza dall’impostazione grandiosa e frontale che convive con i dettagli popolareschi e tradizionali. L’opera è stata attribuita al pittore della Croce del Duomo di Spoleto, datata 1187 e convenzionalmente detta “di Alberto Sotio”. In epoca imprecisata la tavola era stata inclusa in una cornice rettangolare, sacrificando la parte superiore del nimbo, reintegrata nel 1950 con un tassello di noce.
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