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La seconda maschera teatrale raffigura un personaggio dall’espressione sofferente: il volto è incorniciato da ciocche di capelli lisci che ricadono sulla fronte aggrottata, le sopracciglia sono notevolmente arcuate e gli occhi sono posizionati in orbite profonde, circondate da rughe.
Anche se lo stato di conservazione non è ottimale, le caratteristiche del volto sono assimilabili a quelle di un personaggio delle tragedie antiche: lo schiavo. La lavorazione delle sopracciglia e delle rughe sul volto è molto simile a quella di una maschera proveniente dal teatro romano di Parma, che rappresenta un buon parallelo per datare questo oggetto entro il primo venticinquennio del I sec. d.C.
Come l’altra maschera, anche questa è stata ritrovata nel corso di recenti scavi (2014) dell’allora Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo nella vasca di una fontana posizionata davanti al teatro di Amiternum. Con ogni probabilità, quindi, decorava qualche porzione del complesso monumentale, forse gli ambienti coperti da volte che affacciavano direttamente sulla strada principale della città o il muro del palcoscenico.
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