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Lungo la navigazione, il capitano della nave chiede ad Eustachio un risarcimento in denaro per il viaggio, ma la famiglia non ha alcun bene per pagare il nolo. Raggiunte le coste africane, il comandante decide quindi di trattenere con sé Teopista, di cui si è invaghito, come risarcimento. In seguito alle proteste di Eustachio, il capitano ordina di gettarlo in mare con i figli e riprende la navigazione portando con sé Teopista.
Nella seconda scena del secondo registro della Custodia è rappresentato il momento della separazione della famiglia. In primo piano Eustachio e i figli, raggiunta la riva, sono poggiati su uno scoglio e protendono disperati le braccia in avanti, con i volti affranti dal dolore. Teopista, sull’imbarcazione, accenna con le mani un saluto composto. Il suo volto è carico di malinconia ma sembra accettare con rassegnazione il volere di Dio. Nel cielo dorato si può notare una scritta incisa, il cui senso non è ancora certo. Si legge: “Hoc opus fie/re f(ecit)”, ossia “fece fare questa opera”.
Nel mese di luglio 2022 l’opera, insieme alle tre tavolette raffiguranti Traiano nomina Eustachio comandante dell’esercito, Eustachio in battaglia, Eustachio ritrova la moglie, sono riconosciute come autentiche dai funzionari del Ministero della cultura e sono acquistate dalla Direzione generale Musei. Dopo una sosta al Consolato italiano di Colonia, vengono trasportate a Roma dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale Nucleo di Roma, per poi essere consegnate al Museo Nazionale d’Abruzzo dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale Nucleo dell’Aquila. In origine le tavolette erano parte degli sportelli della custodia che ospitava la statua lignea di Eustachio, santo titolare della parrocchia di Campo di Giove (L’Aquila).
Ogni sportello era composto da due tavole verticali munite di cerniere, nei cui lati interni erano dipinti a tempera, in sedici scene, gli episodi salienti della vita di sant’Eustachio, dalla conversione al martirio, così come narrati da Jacopo da Varagine nella Legenda Aurea. Nel 1902 gli sportelli furono rubati dalla chiesa. Successivamente le due ante vennero tagliate e le scene che le componevano immesse come “tavolette” sul mercato antiquariale. Di queste otto sono del MuNDA, cinque appartengono a una collezione privata e tre risultano ancora disperse. La scultura è conservata presso la Diocesi di Sulmona-Valva.
Documenti
Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di L’Aquila e Teramo, Archivio Storico, b. Campo di Giove, f. Chiesa di Sant’Eustachio.
Archivio Centrale dello Stato, Ministero della Pubblica Istruzione, Direzione Generale Archeologia e Belle Arti, v. III, s. II, b. 250, f. 12.
Fondazione Federico Zeri, Fondo Zeri, s. Pittura italiana, b. 123. Pittura italiana sec. XIV. Umbria, Abruzzi, f. 6. Anonimi abruzzesi sec. IVX (inv. foto inv. 31156, 31158; 31162; 31161; 31163; 31164; 31159, 31166, 31167, 31168, 31169, 31170, 31165).
Fondazione Federico Zeri, Fondo Fototeca Everett Fahy, s. Arte italiana, b. Abruzzi-Avignon, f. 4 – Master of Castelvecchio Subequo C.
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