Sala 12. La scultura abruzzese tra Quattrocento e Cinquecento

Piano Primo - Castello cinquecentesco
Indice

Descrizione

Le opere qui esposte costituiscono un esempio emblematico della cultura figurativa che si sviluppò in Abruzzo nel contesto di quella che la critica ha felicemente definito “congiuntura verrocchiesca”.

La riflessione su temi e modi del nuovo linguaggio figurativo che da Firenze si irradiava in tutta la penisola, ebbe come centri propulsori le botteghe fiorite all’indomani del terribile terremoto del 1461, quando il territorio abruzzese fu investito da un grande fervore di ricostruzione fatto di cantieri e commissioni artistiche che produsse un vivace ambiente culturale. Le novità si innestarono sulla tradizione locale: il risultato fu una produzione originale, di alta qualità formale, spesso complessa sul piano attributivo, ma di assoluto rilievo per l’evoluzione della scultura in area appenninica tra Quattrocento e Cinquecento.

Dall’attivissima bottega di Silvestro dell’Aquila uscirono capolavori come il San Sebastiano della chiesa di Santa Maria del Soccorso che mostrano l’aggiornamento alle novità formali del nuovo linguaggio scultoreo che giungevano dagli ambienti romano e fiorentino. Nella bottega di Silvestro si formò Saturnino Gatti, il più poliedrico e talentuoso artista abruzzese della sua epoca.

Galleria

Opere

Madonna con Bambino in trono detta Madonna Levapene

Attribuita a Paolo di Giacomo di Montereale

Madonna in trono in origine con Bambino

Attribuita a Troiano De Giptis

Natività

Giovanni Antonio da Lucoli

San Sebastiano

Silvestro dell’Aquila Silvestro di Giacomo di Paolo da Sulmona

San Sebastiano

Saturnino Gatti