Con i numeri record dell’anno scorso (+800%) e le presenze registrate quest’anno in primavera, che hanno posizionato il Museo Nazionale d’Abruzzo fra i 15 musei più visitati d’Italia nel giorno di Pasquetta, il “Mammut del Castello” si conferma il grande attrattore nel patrimonio culturale e turistico, non solo della regione.
L’eccezionale scheletro di Mammuthus meridionalis è uno dei più grandi e completi scheletri fossili di Mammut di tutta l’Europa: il “Mammut del Castello”, così chiamato proprio perché conservato nel Bastione Est del Castello Cinquecentesco, fu rinvenuto nel 1954 in località Madonna della Strada, vicino Scoppito (L’Aquila). Dal 1960 la maestosa fortezza, realizzata all’epoca del dominio spagnolo sulla città dell’Aquila, accoglie l’imponente esemplare. Sede storica del Museo, il Castello è oggi chiuso al pubblico per i lavori di restauro a seguito del sisma del 2009.
Rispondere alle costanti richieste di visite è una priorità non differibile per consolidare la centralità del reperto fossile all’interno del panorama scientifico internazionale e per consentire, anche a chi si avvicina all’imponente fossile con semplice curiosità, di ammirare una preziosa testimonianza risalente ad 1.300.000 anni fa.
Le aperture straordinarie del Mammut, pertanto, saranno replicate da luglio secondo un calendario di visite più ampio degli anni passati ed il mese di agosto interamente aperto.
Una doppia opportunità per vedere la mostra “Il Maestro di Campo di Giove. Ricomporre un capolavoro” curata da Federica Zalabra e Cristiana Pasqualetti, che propone un allestimento inedito con apparati virtuali, pannelli didattici, pannelli tattili e QR Code per approfondimenti tematici. Per la prima volta viene esposto il patrimonio illecitamente sottratto 121 anni fa a Campo di Giove in una ricomposizione resa possibile dall’azione sincrona e congiunta di vari protagonisti che ha permesso il recupero delle tavolette del XIV sec., il più grande ciclo narrativo dedicato al Santo.