Madonna con Bambino e angeli (Madonna dell’Umiltà)

Da sapere

Sull'opera

Titolo

Madonna con Bambino e angeli (Madonna dell’Umiltà)

Data

1425 ca.
Note artista
Guardiagrele, Chieti ante 1389 – 1456/1459 ca.
Materiali
Tempera e oro su tavola

Dimensioni

68×52×6 cm

Provenienza

Firenze, Gallerie degli Uffizi

Collezione

Collocazione

Inventario
Inv. 1890, n. 3338
Descrizione

La prima menzione nota del dipinto risale alle annotazioni manoscritte dello studioso aquilano Angelo Leosini nella sua copia dei Monumenti storici artistici della città di Aquila e suoi contorni (1848). In una nota marginale egli descriveva una tavola raffigurante la Vergine con il Bambino sulle ginocchia, accompagnata da due angeli e firmata «Opus Nicolai de Guardia Grelis». La descrizione coincide con la piccola tavola oggi conservata agli Uffizi, permettendo di identificarla con l’opera vista all’Aquila nella metà dell’Ottocento.

In seguito il dipinto lasciò l’Abruzzo e riemerse nel 1905 alla Mostra d’arte antica abruzzese di Chieti, esposto dall’antiquario fiorentino Giuseppe Salvadori. In quell’occasione attirò l’attenzione del direttore degli Uffizi Corrado Ricci, che ne propose l’acquisto al Ministero della Pubblica Istruzione. L’opera entrò così nelle collezioni della galleria nel 1906.

Il dipinto raffigura la Madonna dell’Umiltà, iconografia diffusa nella prima metà del Quattrocento. La Vergine, seduta su un cuscino rosso, è avvolta da un ampio manto blu decorato con raffinati motivi dorati. Sulle ginocchia tiene il Bambino addormentato, che Maria copre con un velo trasparente sollevato con entrambe le mani: un gesto dal significato simbolico, che allude al futuro sacrificio di Cristo.

Due angeli in volo, modellati mediante granitura sul fondo dorato, incoronano la Vergine. Il fondo superiore è interamente dorato e punzonato, mentre nella parte inferiore compare un tappeto rosso decorato con motivi vegetali stilizzati. La tavola conserva una cornice lignea coeva decorata con motivi floreali dorati su fondo blu e reca sul listello superiore l’iscrizione gotica: «OPUS NICOLAY DE GUARDIA GRELIS».

Unica opera pittorica firmata di Nicola da Guardiagrele, la tavola riveste un ruolo centrale per comprendere la complessa personalità artistica dell’autore, celebre soprattutto come orafo. Alcune caratteristiche formali, come la modellazione del corpo del Bambino e la robustezza delle fisionomie, trovano confronti nella produzione orafa dell’artista.

L’opera si colloca inoltre nel contesto della pittura abruzzese del primo Quattrocento e mostra affinità con il linguaggio del cosiddetto Maestro del Trittico di Beffi, evidente nella costruzione dei volti e nelle tecniche decorative del fondo oro.

Allo stesso tempo la tavola rivela l’apertura di Nicola alle suggestioni del Gotico internazionale, in particolare alla lezione di Gentile da Fabriano, riconoscibile nell’uso luminoso dell’oro e nella presenza degli angeli che incoronano la Vergine. In questo senso il dipinto testimonia il dialogo tra la tradizione artistica abruzzese e le più aggiornate esperienze figurative dell’Italia centrale nel primo Quattrocento.

Altri capolavori dello stesso periodo

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