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I due sportelli, già pertinenti a un tabernacolo raffigurante episodi della vita di santa Caterina d’Alessandria, provengono con ogni probabilità dal convento di Santa Caterina Martire intra moenia all’Aquila, dove furono trasferiti in seguito all’abbandono del primitivo convento di Santa Caterina extra moenia, in San Vittorino (L’Aquila), avvenuto dopo la peste del 1368. Questa ipotesi suggerisce una comune origine con la statua lignea di santa Caterina d’Alessandria, qui esposta, e lascia supporre che i due sportelli e la statua facessero parte di uno stesso tabernacolo. Le scene seguono il racconto della vita della santa narrato nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine. Caterina rifiuta di adorare gli idoli; la disputa con i filosofi e il loro successivo martirio; la flagellazione di Caterina; la conversione della moglie dell’imperatore Massenzio e del capo delle guardie, Porfirio; Caterina sottoposta alla tortura delle ruote chiodate, miracolosamente distrutte da un angelo; infine, il martirio per decapitazione e il trasporto del suo corpo sul Monte Sinai.
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